Quesito del 21 ottobre 2026
Si chiede se un fabbricato censito in catasto nella categoria A/10, non destinato ad alcuna attività lavorativa o professionale, debba essere assoggettato a TARI quale utenza domestica ovvero quale utenza non domestica. Si chiede inoltre di indicare il riferimento normativo applicabile alla fattispecie, non essendo prevista alcuna specifica disciplina nel vigente regolamento comunale.
Quesito del 21 ottobre 2026
Si chiede se, ai fini dell’avvio di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico e di commercio al dettaglio del settore alimentare, possa ritenersi valido il certificato di iscrizione al REC posseduto dal preposto e riferito al commercio all’ingrosso, categorie A01 – prodotti alimentari e A02 – bevande anche alcoliche. Si osserva che la Circolare Mise n. 3656/C, nel disciplinare il riconoscimento delle iscrizioni al REC, non opererebbe sul piano letterale alcuna distinzione tra ingrosso e dettaglio, ritenendo entrambe le iscrizioni idonee.
Quesito del 21 ottobre 2026
La locale Stazione dei Carabinieri deve notificare un provvedimento ad un cittadino ucraino residente in questo Comune, ove risiede anche la madre, oggi cittadina italiana. Il figlio occupa un’unità immobiliare concessagli in comodato con contratto regolarmente registrato. Falliti più tentativi di notifica, i Carabinieri chiedono la cancellazione anagrafica dell’interessato, rilevando altresì l’intervenuta scadenza del comodato. Nel frattempo la madre ha comunicato allo sportello che, perfezionato l’acquisto di un immobile in altro Comune, vi trasferirà la residenza insieme al figlio; quest’ultimo, a mezzo e-mail, ha dichiarato di trovarsi temporaneamente all’estero per lavoro, confermando l’imminente cambio di residenza presso la madre. Si chiede se sia corretto riscontrare il sollecito dei Carabinieri rappresentando che, allo stato della documentazione agli atti, non sussistono i presupposti per la cancellazione per irreperibilità.
Quesito del 21 ottobre 2026
Nell’ambito della predisposizione delle tariffe propedeutiche all’approvazione del bilancio 2027-2029, si pone una questione relativa al canone unico patrimoniale (CUP), cui la sentenza della Corte di Cassazione n. 12225 del 1° maggio 2026 ha riconosciuto natura tributaria. Si chiede se l’Ente possa procedere all’adozione della delibera di Giunta di approvazione o conferma delle tariffe CUP per l’anno 2027 — dando atto della sopravvenuta qualificazione tributaria dell’entrata — pur non avendo ancora provveduto all’adeguamento del regolamento comunale del canone unico patrimoniale alla nuova natura tributaria.
Quesito del 21 ottobre 2026
Un cittadino bulgaro, proveniente da altro Comune italiano, ha richiesto nel mese di gennaio 2026 l’iscrizione anagrafica per sé, per la moglie e per la figlia minore. L’interessato si è presentato munito di passaporto bulgaro, mentre la moglie e la figlia sono state identificate mediante passaporto macedone. Successivamente il medesimo ha chiesto il rilascio dell’attestazione di iscrizione anagrafica per cittadini dell’Unione europea in favore della figlia minore. In sede di consultazione della banca dati anagrafica è emerso che la minore risulta iscritta come cittadina macedone e, come tale, tenuta al possesso di un permesso di soggiorno; l’interessato ha tuttavia rappresentato che la figlia è altresì titolare di passaporto bulgaro e ha manifestato la volontà di aggiornare in tal senso il dato anagrafico relativo alla cittadinanza. Si chiede pertanto di conoscere: quale sia la procedura corretta per la variazione della cittadinanza risultante dagli atti anagrafici e, in particolare, se occorra un’istanza in bollo corredata della copia del passaporto bulgaro, cui far seguire la rettifica mediante mutazione anagrafica; se, ai fini del rilascio dell’attestazione di iscrizione anagrafica, debba essere comprovato il possesso di risorse economiche sufficienti e della copertura sanitaria, non essendo tali requisiti stati dichiarati al momento dell’iscrizione anagrafica di gennaio.
Quesito del 21 ottobre 2026
Si chiede quale sia la procedura da seguire per la rimozione di un’insegna pubblicitaria priva di autorizzazione, apposta sulla vetrata di un locale commerciale dismesso e privo di attività. L’insegna è tuttora visibile dalla pubblica via ed è collocata lungo una direttrice stradale di rilievo per la circolazione. Il titolare dell’attività e il proprietario dell’immobile risultano, allo stato, irreperibili. Si chiede, pertanto, di conoscere le modalità operative e gli eventuali provvedimenti amministrativi da adottare per procedere alla rimozione dell’insegna, nel rispetto della normativa vigente e delle competenze degli enti interessati.
Quesito del 21 ottobre 2026
Il Comando Stazione Carabinieri territorialmente competente ha richiesto al Comune il rilascio delle credenziali di accesso al servizio di anagrafe comunale, per finalità di accertamento di polizia. Si chiede se tale accesso sia ammissibile, con quali modalità e quale sia il regime delle credenziali di autenticazione, tenuto conto del loro carattere strettamente personale.
Quesito del 21 ottobre 2026
Due cittadini lituani, non residenti né domiciliati in Italia, intendono celebrare il matrimonio nel territorio nazionale. I nubendi chiedono che le certificazioni rilasciate dall’ufficiale dello stato civile — e, in particolare, l’estratto plurilingue dell’atto di matrimonio — riportino per la moglie il cognome del marito (cognome assunto dopo il matrimonio). Si chiede se esistano disposizioni normative che lo consentano e, in caso affermativo, quali siano i relativi riferimenti.
Quesito del 21 ottobre 2026
Un cittadino italiano iscritto all’AIRE di questo Comune intende contrarre matrimonio in Francia con una cittadina francese e ha richiesto il rilascio del certificato di capacità matrimoniale. Si chiede se tale certificato possa essere rilasciato dal Comune di iscrizione AIRE, ovvero se la competenza al rilascio spetti in via esclusiva all’ufficio consolare italiano nella cui circoscrizione il richiedente risulta iscritto.
Quesito del 16 ottobre 2026
Con riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione, Sezione V penale, n. 31429 del 14 agosto 2026, che ha riconosciuto rilevanza penale alla rimozione del microchip dalla Carta d’Identità Elettronica — qualificandola come alterazione del documento ai sensi della normativa in materia di falsità documentale, in quanto il microchip costituisce elemento essenziale della funzione identificativa, anche ove i dati anagrafici riportati risultino autentici — si chiede di conoscere quale procedura debba essere adottata dagli operatori dei Servizi Demografici nelle seguenti ipotesi: 1. Richiesta di rinnovo di CIE scaduta e priva di microchip. Si chiede se l’Ufficio debba procedere ordinariamente all’acquisizione dell’istanza di rinnovo oppure se debba adottare specifiche cautele o ulteriori adempimenti, anche in ordine all’eventuale segnalazione del fatto alle autorità competenti. 2. Esibizione di CIE in corso di validità e priva di microchip. Si chiede come debba comportarsi l’operatore allo sportello, con particolare riferimento all’utilizzabilità del documento a fini identificativi, all’eventuale ritiro o trattenimento dello stesso e agli obblighi di segnalazione all’autorità giudiziaria o agli organi di polizia. Si chiede altresì di chiarire se, in entrambe le ipotesi, la mera constatazione dell’assenza del microchip sia di per sé sufficiente ad attivare specifici adempimenti da parte dell’Ufficio, ovvero se occorra procedere a ulteriori verifiche prima di assumere qualsiasi iniziativa, tenuto conto che l’operatore potrebbe non essere in grado di accertare le cause dell’assenza del componente né di individuare il soggetto che ne abbia eventualmente operato la rimozione. La richiesta è formulata al fine di garantire comportamenti omogenei da parte degli operatori comunali e il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla normativa vigente.
Quesito del 16 ottobre 2026
Su un atto di nascita è stata apposta, contestualmente alla formazione dell’atto, un’annotazione relativa alla cittadinanza contenente un errore materiale di battitura. Interpellata la Sogei, la stessa ha prospettato l’apposizione di un’annotazione ex art. 98 del d.P.R. n. 396/2000 riferita all’annotazione contestuale, evidenziando che l’atto, in quanto sottoscritto digitalmente, è immodificabile e che l’annotazione contestuale ne costituisce parte integrante. È stato tuttavia osservato che, in tal modo, l’estratto per riassunto continuerebbe a riportare l’annotazione nella formulazione errata. In alternativa, Sogei ha suggerito di rendere non certificabile l’annotazione contestuale mediante le funzionalità tecniche della piattaforma; tale soluzione, però, imporrebbe l’apposizione di una nuova annotazione certificabile con il testo corretto, con la conseguenza che la copia integrale dell’atto recherebbe una duplicazione di annotazioni. Si chiede pertanto quale soluzione risulti maggiormente percorribile, ipotizzando il seguente percorso operativo: rendere non certificabile l’annotazione contestuale errata; apporre un’annotazione ex art. 98 del d.P.R. n. 396/2000 con testo del seguente tenore: «Ai sensi dell’art. 98, c. 1, del d.P.R. n. 396/2000, l’annotazione a margine apposta sull’atto soprascritto in data … avente ad oggetto … deve intendersi come non apposta»; apporre, infine, l’annotazione corretta. L’esito sarebbe un estratto per riassunto recante la sola annotazione certificabile corretta e l'estratto integrale recante tre annotazioni (quella errata, quella di annullamento ex art. 98 e quella corretta). Si rappresenta che tale soluzione non trova espresso fondamento normativo, essendo anche il testo dell’annotazione ex art. 98 frutto di adattamento.
Quesito del 16 ottobre 2026
Si chiede di conoscere se, al momento della presentazione di una costituzione di convivenza di fatto, l’Ufficio anagrafe debba procedere a richiedere la copia integrale dell’atto di nascita dei dichiaranti o se sia invece sufficiente la stampa di un certificato di stato civile da cui risulti lo stato libero dei medesimi.
Quesito del 16 ottobre 2026
L’Ente ha aderito, mediante proprio avviso di interpello, a una selezione unica indetta da un’Unione di Comuni ai sensi dell’art. 3-bis del D.L. n. 80/2021, finalizzata alla copertura di n. 1 posto di Istruttore Amministrativo, a tempo parziale e indeterminato. L’avviso di interpello specificava quanto segue: “Successivamente all’approvazione della graduatoria, l’Amministrazione procederà, seguendo l’ordine di collocazione, ad interpellare i candidati utilmente collocati per l’assegnazione del singolo posto. In mancanza di disponibilità, potrà valutare l’indizione di un nuovo interpello o l’attivazione di ulteriori procedure di reclutamento nel rispetto della normativa vigente e del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi. In caso di rinuncia all’assunzione, mancata presa di servizio nel termine indicato dall’Amministrazione oppure risoluzione del rapporto di lavoro per dimissioni o recesso dell’Ente intervenuti entro un periodo non superiore alla durata del periodo di prova contrattualmente previsto, l’Amministrazione, in applicazione dei principi di buon andamento, efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, si riserva la facoltà di procedere alla copertura del posto resosi vacante mediante scorrimento della medesima graduatoria, evitando di dover indire, a brevissima distanza di tempo, ulteriori e onerose procedure di interpello per la copertura della medesima posizione, nel rispetto della programmazione del fabbisogno di personale e dei limiti di validità dell’elenco degli idonei. Decorso il periodo di prova l’Amministrazione potrà procedere, se del caso, all’indizione di un nuovo interpello ovvero all’attivazione di ulteriori procedure di reclutamento, nel rispetto della normativa vigente, dell’Avviso di selezione pubblica unica e del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi”. Alla luce di tale previsione e della sentenza del Consiglio di Stato n. 4878 del 5 giugno 2025, si chiede se, nell’ipotesi in cui il posto torni vacante non già per rinuncia o per mancato superamento del periodo di prova da parte del primo classificato assunto, bensì per mobilità volontaria in uscita del medesimo, autorizzata dall’Ente nel corso del periodo di prova, sia consentito all’Amministrazione attingere nuovamente alla graduatoria di interpello per la copertura dello stesso posto, ovvero se la cessione del contratto di lavoro che la mobilità realizza precluda lo scorrimento in favore del secondo classificato.
Quesito del 16 ottobre 2026
Il Comune ha ricevuto una segnalazione scritta dalla proprietaria di un immobile, la quale dichiara che il fratello, ivi iscritto anagraficamente, non vi dimora da diversi mesi, essendosi trasferito in Francia presso un indirizzo di cui ha fornito indicazione. La dichiarazione — protocollata dall’ufficio e utilizzabile, unitamente agli ulteriori accertamenti, ai fini del computo dell’anno di mancanza della dimora abituale — è stata resa dopo che la segnalante aveva inutilmente invitato il fratello a presentare domanda di trasferimento all’estero al Comune o al Consolato. L’interessato, in epoca anteriore alla segnalazione, aveva chiesto telefonicamente informazioni sul rilascio della CIE, essendo tuttora residente e titolare di carta d’identità cartacea. Si chiede pertanto se, qualora si presenti allo sportello, il documento possa essergli rilasciato; se il rilascio interrompa il termine annuale rilevante ai fini della cancellazione per irreperibilità, facendo venir meno l’efficacia della dichiarazione resa dalla sorella; ovvero se sia legittimo negare il rilascio, dando all’interessato notizia della segnalazione pervenuta.
Quesito del 16 ottobre 2026
Si è proceduto alla trascrizione di una sentenza con cui il Tribunale ha riconosciuto la cittadinanza italiana iure sanguinis in favore di sedici cittadini brasiliani. Il dispositivo ordina al Ministero dell’Interno e, per esso, all’ufficiale dello stato civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile, con le eventuali comunicazioni alle autorità consolari. Si chiede se l’ufficiale dello stato civile debba procedere d’ufficio alla trascrizione degli atti trasmessi ovvero se occorra una istanza in bollo del difensore e, in tale ipotesi, se la stessa possa essere presentata cumulativamente per tutti i soggetti interessati.
Quesito del 16 ottobre 2026
Si rappresenta il caso di un compendio immobiliare composto da capannoni e unità abitative, accessibile dalla pubblica via esclusivamente mediante un unico passo carraio e un unico cancelletto pedonale, ai quali è stato attribuito il numero civico n. 48. In occasione della compravendita di una porzione di capannone ricompresa nel medesimo complesso, distintamente censita al catasto con specifici subalterni, il Notaio rogante ha richiesto che detta porzione venga identificata nell’atto con un numero civico autonomo e distinto rispetto al n. 48. Poiché si tratta di unità immobiliari che non presentano affaccio diretto sulla sede stradale pubblica e che continuano ad avvalersi dell’unico varco di accesso esistente (cancelletto pedonale e passo carraio comuni), si chiede se sia ammissibile attribuire un numero civico distinto, ovvero un sub-civico (ad esempio n. 48/A), a un’unità immobiliare priva di affaccio e di accesso pedonale o carraio diretto e indipendente sulla pubblica via.
Quesito del 16 ottobre 2026
Un cittadino di origine marocchina, già coniugato e divenuto cittadino italiano nel 2011, attualmente iscritto all’AIRE, ha trasmesso per il tramite dell’Autorità consolare la sentenza di divorzio relativa al primo matrimonio, regolarmente trascritta nei registri dello stato civile. Successivamente, per il tramite di una comunicazione verbale resa da un familiare, l’Ufficio è venuto a conoscenza del fatto che il medesimo cittadino, in epoca anteriore alla pronuncia della sentenza di divorzio — e segnatamente in costanza di separazione personale — avrebbe contratto un secondo matrimonio in Marocco secondo le disposizioni di diritto islamico, ordinamento che ammette la poligamia. L’interessato manifesta ora l’intenzione di richiedere la trascrizione di tale secondo matrimonio, al fine di avviare le procedure di ricongiungimento familiare in favore della seconda coniuge e del figlio di prossima nascita. Si chiede, pertanto, quali siano gli adempimenti rimessi all’ufficiale dello stato civile nell’ipotesi in cui venga formalizzata la relativa istanza, tenuto conto che la fattispecie integra una situazione di bigamia, non consentita dall’ordinamento italiano.
Quesito del 16 ottobre 2026
L’Ente ha concesso in locazione a un soggetto privato un edificio di proprietà comunale. Il conduttore intende installare sulla copertura dell’immobile un impianto fotovoltaico, finalizzato alla riduzione dei costi di approvvigionamento dell’energia elettrica, assumendo integralmente a proprio carico gli oneri economici dell’intervento. Si chiede se, trattandosi di intervento eseguito per conto proprio ancorché su bene comunale, sussista comunque l’obbligo di presentazione della pratica edilizia e se tale istanza debba essere veicolata attraverso il portale SUAP/SUE.
Quesito del 16 ottobre 2026
Si chiede di conoscere per quanto tempo le carte d’identità elettroniche riconsegnate all’Ente — in quanto scadute, in scadenza, deteriorate ovvero sostituite per variazione delle generalità — debbano essere conservate prima di procedere alla distruzione con redazione del relativo verbale. Il Manuale di gestione documentale dell’Ente prevede un termine di conservazione quinquennale, ai sensi della Circolare del Ministero dell’Interno – Direzione Generale PS 23 ottobre 1950, n. 10-13070-12982-7-1. Si chiede pertanto di chiarire se il suddetto termine si riferisca esclusivamente alle carte d’identità in formato cartaceo o debba ritenersi esteso anche a quelle elettroniche e quale disciplina debba applicarsi alle carte d’identità elettroniche riconsegnate ma non ancora scadute, in quanto prossime alla scadenza, deteriorate o sostituite a seguito di variazione delle generalità.
Quesito del 16 ottobre 2026
Si chiede se, ai sensi degli artt. 17 e 56 del D.Lgs. n. 36/2023, il Consiglio di Amministrazione di una società in house possa affidare con proprio atto un incarico legale, ovvero se tale affidamento competa esclusivamente al dirigente preposto.
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